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Green Days Festival 2026: la quarta edizione si chiude con oltre 1.200 presenze

Green Days Festival 2026: la quarta edizione si chiude con oltre 1.200 presenze

31 Marzo 2026 News

Il festival organizzato da Ratatoj APS traccia il bilancio di un mese di eventi: grande successo per la rassegna cinematografica, i laboratori nelle scuole e le iniziative musicali.

Si è conclusa la quarta edizione del Green Days Festival, la rassegna che dal 1° al 29 marzo 2026 ha trasformato il territorio delle Valli del Monviso in un laboratorio di sostenibilità. Con un bilancio finale che supera i 1.200 passaggi complessivi, il festival – ideato e curato da Ratatoj APS – ha proposto un modello culturale capace di connettere linguaggi artistici e azioni concrete, coinvolgendo attivamente comunità locali, istituzioni e reti associative.

Il programma di quest’anno ha spaziato tra ambiti diversi, inaugurando il percorso con l’arte di Lady Be, che ha portato al Cinema Teatro Magda Olivero la sua “Eco-Pop Art”. Oltre alla mostra, la sua performance live partecipativa ha restituito con forza il valore del recupero della plastica come gesto creativo e politico.

La proposta musicale è stata uno dei cuori pulsanti della rassegna: dall’energia travolgente e ironica de Le Feste Antonacci, con la loro personalissima miscela di pop e sperimentazione, fino al jazz siderale di Gianluca Petrella con il progetto Cosmic Renaissance, anteprima d’eccezione del festival Jazz is Dead!. Appuntamenti che hanno ribadito una direzione artistica precisa: costruire spazi di espressione liberi, capaci di valorizzare la ricerca, l’ibridazione dei linguaggi e una visione culturale indipendente.

Particolare rilievo ha assunto la nuova sezione Cinema e Green Days, novità assoluta di questa edizione: tre giornate intense con ventisei ore di proiezioni a ingresso gratuito, incontri e dibattiti che hanno trasformato la sala in uno spazio vivo di confronto sui temi del lavoro, dell’ambiente e delle trasformazioni sociali. Un risultato che conferma la forza del cinema come strumento capace di generare dialogo e consapevolezza. In questo contesto si è inserita la preziosa collaborazione con realtà storiche dell’economia solidale: il pubblico ha potuto approfondire i progetti di Sos Rosarno, simbolo della lotta allo sfruttamento agricolo e della promozione di un’agricoltura giusta, e di Caffè Tatawelo, con la sua testimonianza di commercio equo a supporto delle comunità zapatiste del Chiapas. La presenza di questi partner ha arricchito la rassegna, legando i temi cinematografici alle pratiche di consumo critico già attive sul territorio grazie al GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) Ratatoj.

Un pilastro fondamentale dell’edizione 2026 è stato il coinvolgimento delle nuove generazioni. Il progetto ha portato nelle aule delle Valli del Monviso laboratori sulla biodiversità e proiezioni dedicate, trasformando gli studenti in attori consapevoli del presente. Questa vocazione educativa si è intrecciata con la dimensione internazionale del festival, consolidata dal dialogo costante con l’Association Guzu di Seyne-les-Alpes (Francia). Il confronto tra modelli di resilienza e nuove forme dell’abitare nelle aree interne ha permesso così di superare i confini geografici in nome di una sfida climatica e sociale comune.

Accanto alla programmazione culturale, il festival ha rafforzato il proprio impegno concreto attraverso il progetto Bosco di Ratatoj, proseguendo le azioni di rigenerazione e sostenendo il progetto Robin Wood nel territorio di Ostana, in Alta Valle Po. Un intervento che unisce tutela della biodiversità e partecipazione attiva, permettendo al pubblico di contribuire direttamente all’ampliamento del patrimonio boschivo. A rendere ancora più condivisa questa dimensione sono stati i forest games, sviluppati dal team di Walden, esperienze ludico-educative dedicate in particolare a bambini e famiglie.

Dichiarazione Massimiliano Flora, direttore artistico Green Days Festival: “La quarta edizione del Green Days Festival conferma che la cultura non è un accessorio, ma uno strumento politico per generare il cambiamento. Il risultato di quest’anno ci conferma che esiste un bisogno reale di spazi condivisi, in cui non limitarsi a fruire ma poter partecipare, confrontarsi e immaginare insieme alternative possibili”

 

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